APPROCCIO NARRATIVO

approccio narrativo

Il ruolo sempre più centrale dell’individuo e della sua soggettività, all’interno del processo orientativo e formativo ha dato vita a pratiche di intervento incentrate sulla narrazione.

All’interno delle pratiche narrative è necessario fare alcune importanti distinzioni. La prima distinzione riguarda le due attività principali del narrare: raccontare di sé (racconto autobiografico) e il raccontare di altri diversi da sé (racconto non riflessivo). La seconda distinzione riguarda le diverse finalità narrative: finalità di analisi e studio, e finalità di potenziamento o di definizione del proprio sé.

L’intersezione tra attività e finalità produce una sintesi dei possibili utilizzi della narrazione attualmente in uso. L’autobiografia può essere utilizzata con finalità di studio quando, ad esempio, tramite l’analisi del testo (o del contenuto) si realizzano ricerche e studi sulle storie di vita degli individui. Il racconto può essere utilizzato – e rappresenta uno degli strumenti più potenti – per l’analisi delle culture organizzative consentendo un accesso rapido ai miti e ai simbolismi culturali di un’organizzazione.

Ironicamente, alcuni autori sostengono che il modo migliore per conoscere un’organizzazione è semplicemente ascoltare i racconti aziendali che le persone si scambiano vicino alla fotocopiatrice o che forniscono – nel rito di “iniziazione” – al nuovo assunto nei primi giorni.

Le storie organizzative rappresentano sempre di più straordinari “contenitori di senso” che consentono all’organizzazione di mantenere la sua integrità e non frantumarsi sotto i colpi del cambiamento e delle turbolenze a cui sono costantemente esposte.

La narrazione – sia in forma di racconto autobiografico che in forma di racconto non riflessivo – agisce sulla costruzione dei significati e sulla strutturazione dell’identità. L’orientamento narrativo, in cui sono utilizzate entrambe le modalità narrative, nasce in risposta alla domanda di senso degli individui.

Sennett sostiene che l’Io si sviluppi in forma narrativa. Attraverso il racconto è possibile dare un senso alla propria storia professionale. Inducendo la persona a raccontare la si aiuta a modificare le proprie credenze, ad attribuire un senso diverso agli eventi, a interpretare il comportamento passato proprio ed altrui, a programmare un nuovo comportamento per il futuro. Raccontare diventa un modo per costruire un pensiero auto-biografico su di sé. Si aiuta la persona a riflettere sulle proprie credenze circa il cambiamento e a riorganizzarle in modo che assumano un significato diverso.

Il potenziamento delle risorse individuali e la definizione del proprio sé sono elementi cruciali nel processo di costruzione ed esplicazione dell’autobiografia.

Il racconto della propria storia consente di fare il punto della propria vita, di riappropriarsi delle proprie risorse e di scoprirne di nuove, di promuovere - a vari livelli -  l’empowerment delle persone e l’evoluzione del proprio Io.

Narrarsi è quindi un processo cognitivo attraverso il quale l’individuo struttura (in unità temporalmente significative) unità di esperienza attribuendogli un ordine e delle relazioni. Un fenomeno analogo avviene durante l’ascolto di una narrazione.

Queste nuove idee hanno determinato lo sviluppo, nelle scienze umane, di un nuovo paradigma culturale, discorsivo e semiotico che ha influenzato gli studi nella funzione, nella forma e nella rappresentazione del processo autobiografico: in tale processo, attraverso la costruzione del testo, avviene la costruzione del senso della propria vita.

Per conoscere una vita dobbiamo trasformare questo testo: bisogna cioè esaminare il contesto culturale in cui viene costruito, esplorando il modo in cui viene scritto e/o detto. Il processo autobiografico è un fenomeno che si verifica ogni giorno.

La costruzione autobiografica è un una pratica comune ed elementare del sé e non è relegato ad una particolare età, status sociale ed educazione. Infatti, negli eventi raccontati diamo significato e forma a ciò che è più importante nella nostra vita. Il genere narrativo è ciò che intesse le nostre vite.

Secondo Bruner esistono due tipi di pensiero, uno logico-scientifico ed uno narrativo, che caratterizzano due diverse modalità di porsi in relazione con il mondo, tra di loro complementari ma non riducibili l’una all’altra.

Il pensiero logico-scientifico si riferisce al processo che conduce alla categorizzazione della realtà con l’obiettivo di ridurre il più possibile il numero delle variabili e la quantità di dati che da essa perviene. Si serve di processi logici e categoriali, di argomentazioni e di criteri empirici. Il suo linguaggio è regolato dal principi di coerenza e di non contraddizione. Inoltre, esso non si occupa solo di realtà osservabili ma anche dei mondi possibili che possono nascere dalle realtà osservabili. Il pensiero logico-scientifico può essere utilizzato in modo creativo e conduce alla produzione di teorie e analisi precise.      

Il pensiero narrativo si esprime nel momento in cui le persone cercano di capire la realtà simbolica circostante. Esso è proprio del discorso quotidiano ed i suoi elementi centrali sono le azioni, le intenzioni e le vicissitudini umane. I fatti umani sono interpretati e raccontati sotto forma di storie basate sull’intenzionalità e sulla soggettività. Il linguaggio è orizzontale, caratterizzato cioè dalla possibilità di concatenare tra di loro le parole e le frasi. Il pensiero narrativo è utilizzato nel ragionamento quotidiano e si applica prevalentemente al mondo sociale. Produce racconti plausibili ma non necessariamente veri e cerca di fornire un’interpretazione dei fatti umani creando una storia basata sull’intenzionalità degli attori e sulla sensibilità al contesto.

La narrazione diventa così uno strumento di costruzione e di conoscenza del mondo e del proprio sé, è la mediatrice tra il sé e la realtà esterna e la narrazione autobiografica si configura come lo strumento privilegiato per indagare lo stato del sé.

L’autobiografia è il legame tra pensiero narrativo e sé in quanto i racconti autobiografici sono espressione della funzione ermeneutica del pensiero narrativo applicato al mondo interiore cioè informano su come le persone lo utilizzano per attribuire un significato a se stesse e alla propria realtà. Inoltre, nei racconti autobiografici emerge come la cultura di appartenenza influenzi la ricostruzione del sé cioè come raccontarsi avvenga in riferimento alla cultura di appartenenza (sé Sociale).

Le attività di orientamento o – meglio – di Job Coaching diventano un luogo privilegiato in cui la costruzione del senso della propria vita vissuta, attraverso la produzione di autobiografie, determina un passaggio importante per la costruzione di un progetto professionale.

Il metodo autobiografico, in orientamento, non è fondato esclusivamente sul racconto di sé, ma - perché sia veramente efficace - deve essere basato sull’introduzione di nuovi elementi narrativi. Ponendo la soggettività al centro del processo l’individuo viene incoraggiato a ridefinire se stesso e il proprio ambiente di vita.

All’interno del processo autobiografico assistito il consulente diviene il co-autore della narrazione del cliente. In questa prospettiva, fare orientamento narrativo significa articolare una particolare narrazione su un ambito professionale, su un soggetto, riguardo ad uno sviluppo personale pensabile e traducibile in un progetto, da nuove angolazioni.

Il processo di consulenza, in ottica costruttivista, è basato sulla narrazione soggettiva o sulle storie di vita della persona. Il consulente diventa un partner collaborativo sia per il raggiungimento della consapevolezza personale del cliente sulla propria vita passata e presente, sia per il compimento delle azioni e dei passi che egli fa nella costruzione di un modo di essere nel proprio futuro. Si va quindi oltre il ruolo professionale e oltre il processo decisionale di tipo lavorativo.

Lo Storied Approach è un modello di counseling orientativo di matrice costruttivista messo a punto da Pamelia Brott (2001). L'accento è posto sul processo di consulenza rappresentato dalle fasi di co-costruzione, de-costruzione e costruzione della storia della persona. Esso utilizza tecniche concentrate sui life roles selezionate e utilizzate per illuminare la storia di vita e i significati personali del cliente.

Il racconto della propria storia individuale aiuta ad organizzare e a produrre il senso delle esperienze vissute. Il racconto della storia di sé in presenza di un consulente offre l’opportunità di riflettere sugli eventi, di interpretarli e di ricollegarli dando loro un senso nuovo.

 

REFERENTE
Andrea Laudadio Andrea Laudadio



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